Danilo Rea è una delle voci più libere e riconoscibili del pianismo jazz italiano, un musicista per il quale le frontiere di genere sembrano non esistere. Jazz, musica classica e canzone d’autore convivono nelle sue mani come dialetti di una stessa lingua, alimentati da decenni di incontri con il grande jazz internazionale e dalle collaborazioni con artisti come Mina, Gino Paoli, Pino Daniele, Claudio Baglioni e Fiorella Mannoia. Alla Cometa, per due sere, Rea mette in dialogo due repertori che la storia ha spesso tenuto lontani: la canzone d’autore italiana e le pagine più amate del melodramma. Non un collage né un esercizio di citazione, ma un attraversamento affidato all’istinto e all’improvvisazione. Una melodia conosciuta può cambiare passo, deviare, perdersi e poi riaffiorare trasformata. È in questo margine di imprevedibilità che si gioca il senso della serata: una composizione che nasce davanti al pubblico, nota dopo nota.
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Danilo Rea è una delle voci più libere e riconoscibili del pianismo jazz italiano, un musicista per il quale le frontiere di genere sembrano non esistere. Jazz, musica classica e canzone d’autore convivono nelle sue mani come dialetti di una stessa lingua, alimentati da decenni di incontri con il grande jazz internazionale e dalle collaborazioni con artisti come Mina, Gino Paoli, Pino Daniele, Claudio Baglioni e Fiorella Mannoia. Alla Cometa, per due sere, Rea mette in dialogo due repertori che la storia ha spesso tenuto lontani: la canzone d’autore italiana e le pagine più amate del melodramma. Non un collage né un esercizio di citazione, ma un attraversamento affidato all’istinto e all’improvvisazione. Una melodia conosciuta può cambiare passo, deviare, perdersi e poi riaffiorare trasformata. È in questo margine di imprevedibilità che si gioca il senso della serata: una composizione che nasce davanti al pubblico, nota dopo nota.